La complessità delle zone che possiamo trovare sul Monte Zugna ed ai Lavini di Marco, ha portato nel corso degli anni alla esplorazione del territorio, in particolare dal punto di vista botanico, i primi sono stati gli antichi speziali, che per conoscere al meglio le proprietà curative delle erbe, hanno studiato a fondo anche le nostre zone. Grazie a quella iniziale conoscenza, a seguito delle tecniche di rilevamento sempre più affinate, grazie agli illustri botanici che nel corso degli anni si sono succeduti anche al nostroMuseo Civico di Rovereto, grazie anche ad una maggiore sensibilità ambientale che porta a rispettare ogni forma vivente, negli anni 90, una piccola, ma significativa porzione del nostro territorio è stata protetta.

In particolare la Provincia Autonoma di Trento, nel 1992 ha istituito il Biotopo provinciale dei Lavini di Marco, una scelta lungimirante fatta per salvaguardare alcuni aspetti naturalistici fondamentali, quali la pintea a pino nero, la marocca con la sua vegetazione xerica, i due laghetti dove troviamo una poplazione anfibia, floristica, entomologica di assoluto rilievo e che bisogna salvaguardare per le future generazioni e osservato che nell’intorno è stato trasformato a discarica, vigneto, zona industriale, viabilità, zona residenziale, ecc. appare ancora più importante la scelta di confermare ad area protetta in base al protocollo di Rete Natura 2000 ed ora protetto come Zona di Conservazione Speciale (ZCS) “Laghetti di Marco” ed ampio circa 38 ettari.

A seguito della direttiva Habitat dove l’Europa impne ai singoli stati membri di proteggere una aprte del territorio, anche il Monte Zugna è ora protetto, infatti circa 1.696 ettari fanno parte del ZCS “Monte Zugna”. Qui si vanno a tutelare alcuni habitat naturali particolari, chiamati anche habitat prioritari, almeno 15 rappresentati.

All’interno del ZSC Monte Zugna si ricorda il geosito delle Orme dei dinosauri e del Cengio alto, dove esiste il luogo dove per la prima volta è stata descritta la specie botanica endemica: Iris cengi alti.

(a cura di Alessandro Macchiella)