La morfologia particolare della montagna, unita ad una geologia piuttosto uniforme (rocce sedimentarie di tipo calcareo) porta ad avere una vegetazione abbastanza variegata, in 1.700 m. il clima cambia notevolmente, dal caldo torrido dei Lavini di Marco, al fresco umido di alcune vallette, al freddo altimontano, il tutto caratterizzato dalla limitata presenza di sorgenti, proprio dovuto al fenomeno del carsismo assai presente.

L’insieme degli aspetti orografici, morfologici, geologici, climatici originano alcune tipologie forestali (tipi di bosco) che possono essere così riassunte:

Aceri – frassineti, alle quote di media montagna (600-1000 m.), laddove le condizioni del suolo sono migliori, specie nelle vallecole, si sviluppano piccoli lembi di bosco composti da Acero di montagan e Frassino maggiore.

Faggeta altimontana, sono i boschi di Faggio che sipspinge alle quote più alte, magari frammmisto all’abete rosso, qui gli accrescimenti e le forme degli alberi sono limitati.

Faggeta con carpino nero, nelle vallette più fresche, nella parte colllinare dove il carpino comincia a far spazio al faggio.

Faggeta tipica a dentaria; sono le faggete fertili, nella zona del Monte di Marco, che grazie al taglio dei censiti di Marco, che utilizzano la “parte”, attraverso il diritto di legnatico, uso civico, nel corso degli anni hanno messo in evidenza questa bellissima faggeta.

Lariceto secondario; sopra malga Zugna, troviamo un lariceto, da poco messo in evidenza attraverso una taglio selvicolturale, sono sempre a rimboschimenti degli anni 1950.

Mughete a erica e mughete acidofile d’invasione; sono Pini mughi che hanno invaso gli ex-pascoli di malga Zugna, oppure i ghiaioni, oppure i pavimenti calcarei nella zona della Banderola.

Orno-ostrieto primitivo; l’orografia accentuata, non permette una evoluzione al di là di stentate piante di Frassino minore e di Carpino nero.

Orno-ostrieto tipico; prevale il Frassino minore ed il Carpino nero, alle quote collinari sono forse i boschi più diffusi, proprio per la morfologia della montagna, l’esposizione al sole, la scarsità d’acqua, il terreno superficiale, la ceduazione frequente fatta in passato comporta degli accrescimenti molto limitati.

Ostrio-querceti; nelle parti basali e medie, dove il terreno è più evoluto si sviluppano boschi di Carpino nero e Roverella.

Pecceta secondaria; negli anni 1970 nei pascoli di malga Zugna hanno iniziato a rimboschire con abete rosso e abete bianco, in una zona che date le condizioni edafiche si presta alla presenza del faggio.

Pinete a Pino nero; a partire dal fondovalle fino ai 1.200 m. possiamo trovare ampi boschi di pino nero, ovvero Pinus nigra var. Austriaca, infatti a partire da fine 1800, gli Austroungarici avevano iniziato ad rimboschire i Lavini, le colline sopra Marco e Lizzana.

Al fine di tutelare tutto questo importante patrimonio boschivo, il Comune di Rovereto, unitamente alla Stazione forestale di Rovereto, interviene nella gestione attiva di tali boschi, utilizzando il legname effettuando tagli programmati in base ad uno specifico Paino di Assestamento forestale detto anche Piano di gestione dei beni silvopastorali.

Proprio per conoscere al meglio il territorio, tale piano, suddivide il territorio in diversi settori, chiamati anche particelle forestali, le quali per unifomità di soprassuolo ne indicano la destinazione d’uso.

Negli ultimi anni particolare attenzione è stata riservata al trattamento delle pinete di Pino nero, dal momento che tali popolamenti hanno raggiunto in molti casi la maturità fisiologica e considernado che tale pino non è autoctono, ma ha permesso la creazione di terreno con la colonizzazione di specie di sottobosco, si cerca di avvantaggiare quelle specie tipiche della zona.

 

(a cura di Alessandro Macchiella)